Vini naturali
È imperativo morale delle donne e degli uomini di oggi guardare al proprio territorio con il massimo amore possibile.
Le bottiglie di plastica che galleggiano tra gli scogli di alcune baie in Italia o che selvaggiamente vengono buttate dalle auto di passaggio lungo le rive che costeggiano i vigneti del Barolo, si spera presto patrimonio Unesco, fanno veramente indignare e soffrire.
Ci sono molti modi per avere rispetto del patrimonio naturale e della salute del consumatore, a volte si tratta di semplici accorgimenti alla portata di tutti, oppure di veri e propri piani di intervento, perfettamente calibrati, per la coltivazione più naturale possibile dei vigneti, come di altre colture agrarie.
A volte si tratta di un atteggiamento “modaiolo”, cavalcato dall’azienda per vendere di più ed apparire “bravo, pulito e corretto” agli occhi del mondo e di quelli dei wine writers. E si sa, questo ultimamente piace molto ai consumatori, soprattutto stranieri.
Moda o no, vivere in una terra pulita, dove non si fanno sprechi e si cerca di riciclare per non buttare mai via niente che possa ancora servire, senza fare violenza alle piante che si coltivano per avere frutto, all’acqua, all’aria ed alla terra, è un sentimento che ci deve riguardare tutti ed in ogni circostanza. Sono molto d’accordo con quanto scritto dal giornalista Brian Palmer su Slate Magazine che afferma che “
traditional vineyards in places like Burgundy, Languedoc, Piedmont, Mosel and elsewhere often stay in the same family for generations. Many of these vintners have stuck to organic farming practices, but don't bother with the expense and bureaucracy of certification".
Da diversi anni nella nostra azienda ricicliamo tutto quello che possiamo, vetro, carta, plastica, metallo e tappi in sughero, questi ultimi dati ad una cooperativa che li trasforma in materiali isolanti per l’edilizia; ci siamo attrezzati per usare carta e cartone riciclati ( all’60- 80 %), così il vetro delle nostre bottiglie è parzialmente riutilizzato.

Ma è per il “core business” della nostra attività, cioè la coltivazione dei nostri 35 Ha di vigneto, che cerchiamo di fare il nostro meglio: da due anni abbiamo iniziato ad intervenire con una maggiore sensibilità e rispetto.
Abbiamo iniziato ad eliminare il diserbo primaverile ed estivo, sostituito con lavorazioni meccaniche, tra le fila e tra i ceppi; in autunno dopo la vendemmia solo più concimi organici laddove necessario; uso prevalente di rame e zolfo contro le crittogame classiche della vite, confusione sessuale contro le tignole.

Dal 2011 alcuni nostri vigneti iniziano la
conversione biologica, esattamente Brunate a La Morra, Rocche di Castiglione a Castiglione Falletto e Bricco Chiesa, vigneto di circa 4,00 nei pressi della cantina.
È un impegno: non abbiamo un unico corpo aziendale di 35 ha, ma piccoli vigneti ( a volte di mezzo ettaro) distribuiti su un’ampia zona , che va da La Morra, a Serralunga, a Neive, a Trezzo Tinella e a Vinchio d’Asti. In cantina cerchiamo da sempre il massimo rispetto dell’integrità della materia prima, che rappresenta davvero la ricchezza e la versatilità del nostro suolo. Cerchiamo che le nostre bottiglie di vino “siano” il territorio del grande Piemonte. Non sarà semplice e ci vorrà l’impegno e soprattutto il “cuore” di tutti coloro che lavorano con noi.
A loro va il nostro più sentito ringraziamento.